Confraternita di Maria SS Addolorata al Molo

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Il Simulacro

Il Venerato Simulacro di Maria SS. Addolorata al Molo, come già accennato in precedenza, durante la seconda guerra mondiale venne trafugato dalla Chiesa di S. Raimondo al Molo in S. Maria del Popolo per essere ritrovato al termine delle ostilità belliche nel sottoscala della canonica della Chiesa Parrocchiale di Maria SS. della Lettera all'Acquasanta.
Il ritrovamento fu opera del Confrate Raffaele Versaci, allora segretario della Confraternita, il quale con l'aiuto del giovane Confrate Salvatore Pusateri, Lo avvolse in un lenzuolo, e posto su di una carrozza da nolo, Lo portava nella Chiesa di S. Margherita al Marabitti da dove il 15 settembre 1945 - per la prima volta dopo la guerra - muoveva in solenne Processione attraverso le vie del rione, per raggiungere la Chiesa di S. Maria della Consolazione, sede della parrocchia di S. Raimondo al Molo, e di conseguenza nuova sede della Confraternita.
La Statua, al rinvenimento era spoglia dalle vesti e dal manto; gli stessi erano stati ritrovati e ben custoditi dalla signora Maria Gaeta, la quale a seguito del ritrovamento del "Venerato Simulacro", li rendeva alla Confraternita che nel frattempo si era ritrovata e riorganizzata.

Il Simulacro nel corso degli anni ha subito opere di restauro o meglio di buon consolidamento e conservazione.

La Statua interamente in legno, presenta tutte le forme anatomiche, pertanto all'origine gravava tutto il suo peso strutturale sui soli piedi fissati su di una base quadrangolare anch'essa in legno.
Riferiva, negli anni '60, il Confrate Raffaele Versaci anziano in età ed in vita Confraternale che nel lontano 1930, il Simulacro sottoposto a sollecitazioni in occasione di una Processione, cedeva proprio nella parte di connessione tra i piedi e la base. Provvedevano i Confrati, in tempi rapidi, a sostituire la base lignea con quella attuale e di dotare il Simulacro di una cintura in ferro ancorata alla stessa base in modo che il peso gravi in tale struttura e non più sui piedi.
Nel 1976, come si evince dal Verbale n. 20 del 9 ottobre, essendo parroco il Rev. Padre Vincenzo Giovino e superiore il Confrate Antonino Aiello, tra i vari punti dell'ordine del giorno del Consiglio della Confraternita vi è quello di fare esaminare ad un esperto restauratore il Simulacro in quanto presenta delle linee capillari sul volto che preoccupano i Confrati.
Si chiede consiglio circa la persona da contattare a Mons. Giuseppe Pecoraro economo della Curia Arcivescovile e conoscitore esperto di opere d'arti.

Venne consigliato il restauratore Cav. Antonino Spitaleri di Palermo con sede in viale della Libertà.

L'anziano maestro, dopo una analisi accurata, ci rassicurava circa le linee sul Volto affermando che si trattava di interessamento dello strato superficiale e che non sarebbe stato il caso di intervenire su di esse. Consigliava altresì di consolidare la struttura corporea e di trattare la stessa con prodotti antitarlo.
Riscontrava inoltre che nel corso del tempo, il Volto, le mani ed i piedi erano stati trattati con colori che avevano ricoperto del tutto quelli originalmente dati dall'autore; si impegnava il maestro a riportarli in superfice ridando alla Venerata Immagine il suo antico splendore.
La Confraternita, visto il preventivo e dopo avere accuratamente esaminato la relazione tecnica, nella seduta assembleare del 1977 come dal relativo verbale n. 4, approvava di affidare l'opera di restauro al maestro Sig. Cav. Antonino Spitaleri.

Le opere di restauro si completavano il giorno 20 del mese di marzo del 1977.

In occasione del SABATO MARIANO ricorrente il giorno 26 dello stesso mese ed anno, alla presenza delle Confraternite invitate: S. Rosalia al Marabitti, Santa Rita al Don Bosco, Maria SS. della Lettera Acquasanta, Sant'Anna al Borgo ed in comunione con il Terz'Ordine Agostiniano, dopo la Santa Messa delle ore 18,30 celebrata dal Rev. Sac. Nazareno Ferreri O.S.A - assistente in epoca della Confraternita - veniva benedetta e riposta in sua cappella la Sacra Immagine di Maria SS. Addolorata per la venerazione dei fedeli.
Nel 1997, essendo parroco il Rev. Sac. Giuseppe Turco O.S.A. e superiore il Confrate Pietro Silvestri, in preparazione del Simulacro per i festeggiamenti tradizionali del mese di settembre, i Confrati e le Consorelle sempre attenti ad una sua buona conservazione, interpellavano l'amico fraterno Prof. E. Partinico esperto restauratore di arte sacra a visionare la struttura.
Il maestro trovava integra la struttura e circa la storicità si esprimeva così: Statua, realizzata con certezza nella prima metà dell'800, risulta sprovvista di una documentazione che ne attesti l'autore - documenti andati distrutti in occasione della guerra - soltanto analizzando i tratti somatici del viso, e da un confronto con altre sculture di quel periodo, possiamo ipotizzare di attribuirla a Gaetano La Rizza - che operò in contemporanea ad altri valenti scultori che ebbero come maestro ispiratore Girolamo Bagnasco.
La Rizza eseguì numerose opere per commitenza devozionale in Confraternite di Palermo e Provincia. La scultura lignea raffigurante Maria SS. Addolorata, rientra nella tradizione di tante altre, cioè da vestire, realizzata anatomicamente in tutta la sua interezza e struttura con equilibrio e proporzioni, si esprime con il Volto dolcemente reclinato, gli occhi socchiusi, la bocca semiaperta, e le mani intrecciate nell'atto della preghiera di una madre che perde il Figlio adorato.

L'insieme recita un profondo malinconico dolore, dove non si può fare a meno di rimanere emotivamente coinvolti.

Enzo Partinico

Il 15 settembre del 1997, in occasione dei festeggiamenti liturgici in onore di Maria SS. Addolorata, durante la Conferenza dal tema: "Il Culto dell'Addolorata Ieri e Oggi", Mons. Giovanni Lanzafame - responsabile delle Confraternite della Diocesi di Catania, docente di Mariologia presso l'istituto di Scienze Religiose S. Luca di Catania - riguardo al Simulacro si esprimeva così: L'Addolorata al Molo opera lignea del secolo XVIII di corpo intero anche se secondo l'uso spagnolo viene rivestita da veste violacea, cintura e largo manto nero è tra le statue della Addolorata più carica di espressione venerata in Sicilia.
L'autore al grande volto ha saputo dare l'immagine materna di Colei che pur in sofferenza per la perdita del "Figlio" è la consolatrice dei suoi figli redenti dal peccato.
Espressive sono quanto mai le mani. La Statua creata per le processioni devote risplende bellezza materna nella processione del 15 settembre mattino, mentre la sera illuminata dalla luce è segno tangibile dell'essere la rappresentazione della grande Madre dell'umanità che si eleva portentosa sul fercolo ricordando lo "STABAT MATER" di Jacopone da Todi.

Giovanni Lanzafame

Mons. Giovanni Lanzafame, che ama definire l'immagine di Maria SS. Addolorata al Molo la nostra Addolorata, in quanto sentimentalmente si sente anch'egli un Confrate, torna a parlare del Simulacro nel suo libro "La Mater Dolorosa" nel capitolo X, pag. 125, libro che porta l'immagine della Madonna Adolorata in tutto il mondo ma soprattutto nell'America Latina dove il culto della Madonna Addolorata è molto forte.
La sua anziana nonna Concettina donava alla Beata Vergine Addolorata un ricco ricamato fazzoletto.


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